I giorni seguenti sono infiniti, mi fermo per un po' a casa di mia sorella, devo sistemare le sue cose, mia madre non è più in sè e qualcuno deve necessariamente occuparsi di quanto rimasto di Kath. E' doloroso, dormo sul divano, quel letto è intangibile, troppo di lei è intrappolato tra le doghe. Dormo poco, tre ore al massimo a notte, il resto è un continuo tormentarsi, girare nel letto senza tregua alcuna, le mani che non riescono a fermarsi, tremano come esposte al più spietato gelo invernale, mi si intrecciano tra i capelli, spingono alle tempie, nel vano tentativo di soffocare i pensieri che mi violentano le membra, in un incessante amplesso che non mi lascia altra scelta se non arrendermi e lasciarmi sbranare. E' giovedì, le 3 di notte, telefona mia madre, urla e non la lascio nemmeno finire, le scarpe già ai piedi, esco e salgo in macchina. Dieci minuti di tragitto sono diventati sei, ringrazio che non ci sia anima in giro, se ci fosse stata, probabilmente l'avr...